La storia dei mondiali di calcio 1950 in Brasile.

Uruguay Campione ai Mondiali 1950

Mondiali di calcio Brasile 1950: la quarta edizione del Campionato Mondiale di calcio si giocò dal 23 Giugno al 16 Luglio 1950.

Il dopo guerra e l’organizazione

Sono passati ben dodici anni dalla precedente edizione in Francia; il secondo conflitto mondiale aveva impedito il regolare svolgimento della manifestazione nei due quadrienni precedenti.

Per tutti questi anni il trofeo, vinto nell’ultima edizione del 1938 dall’Italia, venne custodito gelosamente da Ottorino Barassi, allora presidente della Federcalcio e vicepresidente della FIFA.

La Seconda Guerra Mondiale, con le atrocità compiute e le sue innumerevoli vittime , aveva segnato, in modo indelebile, l’economia e l’equilibrio sociopolitico mondiale: interi Paesi da ricostruire e un’economia da rimettere in sesto. Il calcio, nonostante i problemi, si diffonde sempre più a livello globale, anche per esorcizzare e dimenticare il dramma appena accaduto.

In questo panorama , si decise di affidare l’organizzazione del Mondiale del 1950 all’unica Nazione candidata ad ospitare l’evento: il Brasile. La candidatura venne accettata positivamente anche perché, dopo due mondiali consecutivi – rispettivamente del 1934 e 1938 – disputati nel vecchio continente, era doveroso rispettare il principio di alternanza tra Europa e America, al fine di evitare ulteriori polemiche.

Le squadre partecipanti

Dopo una fase di qualificazione, come nelle due edizioni precendenti, le squadre che parteciparono alla fase finale furono:

Come si può notare, solo 13 Paesi presero parte al Mondiale, numero dispari e poco consono ai tornei ad eliminazione. Più dei risultati dei gironi di qualificazione preliminare infatti, furono le condizioni economiche e politiche dei Paesi usciti dalla guerra a determinare la schiera dei contendenti.

Molti paesi europei dovettero dare forfait perchè non pronti economicamente a sostenere le spese necessarie per partecipare all’evento e la relativa trasferta transoceanica, mentre la Germania e il Giappone non furono invitate in quanto ritenute nazioni maggiormente responsabili del conflitto mondiale.

Sicuramente interessante invece, è la partecipazione, per la prima volta nella storia, delle squadre britanniche, che consapevoli del successo sempre più globale della manifestazione, decidono di porre fine alla propria “battaglia morale” contro la FIFA. Il tradizionale British Home Championship (competizione che vedeva affrontarsi le nazionali del Regno Unito) degli anni 1949-’50 servì loro da girone di qualificazione ai Mondiali. Come riportano gli annali, vinse l’Inghiliterra. La Scozia, classificatasi seconda, avrebbe avuto pari diritto a disputare il torneo, ma gli scozzesi, per questione di orgoglio, avevano dichiarato preventivamente che avrebbero preso parte al Mondiale solo se qualificati come primi del proprio girone e quindi tennero fede alla propria parola, declinando l’invito.

Anche l’India e la Turchia, seppur qualificate, non parteciparono alla fase finale.

La prima venne squalificata pochi giorni prima dell’inizio del mondiale, in quanto non venne accettata dalla Federazione la singolare richiesta dei giocatori indiani di giocare a piedi nudi, mentre la Turchia decise volontariamente di non prendere parte alla manifestazione.

Il (breve) cammino dell’Italia

Il Brasile e l’Italia erano di diritto ammesse alla fase finale, in quanto rispettivamente Paese ospitante e squadra Campione del Mondo in carica.

La Nazionale rischiò di non prendere parte all’evento fino a pochi giorni prima per via delle condizioni economiche in cui versava il Bel Paese e perchè, solo l’anno precendete, a causa della terribile tragedia aerea di Superga, in cui persero la vita i calciatori del grande Torino dell’epoca, la squadra azzurra aveva perso ben nove dei suoi undici titolari.

La strage di Superga poi, creò una sorta di psicosi nella Nazionale; i giocatori avrebbero partecipato all’evento infatti, solo con una trasferta via mare.

La FIFA pagò alla delegazione azzurra tutte le spese necessarie per la trasferta. Il viaggio durò ben due settimane, i giocatori si prentarono alla competizione stanchi e decisamente non nella forma migliore. Nonostante la preparazione atletica sul ponte, si racconta che solo dopo qualche giorno tutti i palloni finironi in mare, non consentendo agli Azzurri di tenersi in forma.L’Italia infatti, non superò neppure la fase dei gironi. La sconfitta contro la Svezia per 3-2 in un girone a 3 squadre, fu determinate per decretare il ritiro della nazionale campione in carica.

Neanche l’Inghilterra riuscì nell’intento di qualificarsi a causa della sconfitta contro gli Stati Uniti; lil giorno dopo i cittadini inglesi credettero che era solo un errore di stampa dei giornali locali e tutt’oggi quel risultato viene ricordato come uno dei momenti più bui dello sport inglese.

Per la prima volta nella storia dei Mondiali , secondo il regolamento, le squadre prime classificate dei gironi di appartenenza avrebbero partecipato ad un ulteriore girone: non erano previste quindi partite ad eliminazione diretta, ne tanto meno una finalissima. La squadra vincitrice di questo secondo girone, sarebbe stata incoronata con il titolo di Campione del Mondo.

Il Brasile, Paese ospitante, si qualificò assieme ad Uruguay, Svezia e Spagna per il secondo girone.

Il pronostico a favore del Brasile

Il 16 Luglio 1950 si giocò la partita forse più memorabile della storia del mondiali di calcio: Brasile – Uruguay, rispettivamente prima e seconda del girone. Seppur non era sulla carta una finalissima a tutti gli effetti, la partita era determinate per la vittoria del titolo. Al Brasile, vittorioso contro la Svezia e la Spagna con due risultati netti, rispettivamente 7-1 e 6-1, bastava un pareggio per raggiundere la vetta del Mondo. L’Uruguay, infatti, aveva ottenuto nel girone finale una vittoria contro la Svezia per 3-2 ed un pareggio contro la Spagna con il risultato finale di 2-2.

Il Brasile, ovviamente, era in assoluto la favorita al titolo, il suo percorso ai Mondiali del ‘50 era ineguagliabile e la forza della squadra con il calore della tifoseria era il binomio perfetto per una vittoria certa per tutti.

La squadra e l’intero popolo brasiliano vissero la giornata della partitissima con grande fremito, per tutti mancavano solo poche ore per la vittoria del titolo.

Per le vie del Paese si incontravano ovunque caroselli di tifosi festanti e, nelle strade di Rio de Janeiro, già nelle prime ore del mattino, fu improvvisata un sfilata degna del più festoso carnevale brasiliano. Contemporaneamente, già dall’alba, decine di migliaia di persone presero d’assalto i botteghini dello stadio Maracanã per acquistare un biglietto. Da diverse ore prima della partita, in programma per le ore 15.00, si registrava il tutto esaurito. Lo stadio era gremito di tifosi in festa e i preparativi per festeggiare al meglio la grande vittoria erano ormai terminati. Ancor prima del risultato finale, la federcalcio brasiliana aveva fatto stampare migliaia di cartoline commemorative e aveva fatto coniare 22 medaglie d’oro per ringraziare i suoi calciatori.

Finale Brasile – Uruguay: il silenzio più grande della storia del calcio

Il primo tempo vide netta supremazia in campo del Brasile, ma l’Uruguay riuscì a mantenere il pareggio. Al secondo minuto del secondo tempo i bianchi del Brasile, riescono a sbloccare il risultato con gol di Friaça, che manda lo stadio in tripudio.
L’Uruguay però non si scompone, proseguendo con ill suo gioco ordinato, illuminato dalla regia del grande Schiaffino. Al 66’, dopo una lunga progressione sulla fascia, Ghiggia saltò il brasiliano Bigode e servì proprio “el Pepe” Schiaffino, che insaccò alle spalle di Barbosa. Per quanto il pareggio premiasse ancora i brasiliani, la rete uruguaiana fu come una doccia gelata per la Seleçao che, sostanzialmente, smise di giocare. Poco dopo, al 79′ , a soli unidici munuti al termine dell’incontro, accadde l’imprevedibile: Ghiggia segna la seconda rete per l’Uruguay, portando la Celeste in vantaggio. In quel momento scoppiò “il silenzio più grande della storia del calcio”, un silenzio profondo, quasi surreale in uno stadio gremito di tifosi. La squadra brasiliana tentò di ribaltare il risultato ma senza successo.

L’Uruguay, contro ogni pronostico, divenne Campione del Mondo.

Al termine dell’incontro, l’atmosfera nel Maracanà era surreale. Decine di tifosi furono colti da malore sugli spalti e le sirene dell’autombolanza si accompagnarono alle urla e ai pianti dei giocatori sconfitti.

Nessuno dell’organizzazione si preoccupò della cerimonia di premiazione, lo stesso Jules Rimet, presidente della FIFA, che per onorare la certa vittoria della squadra ospitante aveva preparato un discorso in portoghese, consegnò mestamente la coppa alla squadra uruguayana che per sicurezza dovette abbandonare il prima possibile il campo del Maracanà. Questo non impedì una violenta aggressione ai danni di Ghiggia immediatamente dopo la partita. Il bomber rientrò in Uruguay in stampelle e con la gamba sinistra malconcia e rimase inattivo per quasi tutto l’anno successivo. Fu l’unica volta nella storia dei Mondiali in cui non venne suonato l’inno in onore della squadra vincitrice.

Per la storia calcistica del Brasile, il 16 Luglio del 1950 è una delle giornate più buie. Fu decretato lutto nazionale per ben tre giorni: molti cittadini si suicidarono perchè avevano scommesso tutti i loro averi sulla vittoria della propria squadra e molti furono quelli che morirono d’infarto.
Dopo quel tragico giorno, ricordato come “O Maracanazo“, sopratutto per motivi scaramantici, la Federazione calcistica Brasiliana decise di cambiare la divisa dei proprio calciatori. A quei tempi, questa consisteva di maglietta bianca con colletto blu, e pantaloncini e calzettoni bianchi. Per alcuni anni il Brasile indossò infatti, una maglietta azzurra con pantaloncini bianchi e calzettoni azzurri finché, nel 1954, la divisa divenne come si presenta tutt’oggi: maglietta giallo oro con colletto verde, pantaloncini blu e calzettoni bianchi (l’unica parte della divisa ad essere rimasta immutata). Da questa nuova divisa deriva uno dei soprannomi del Brasile: “la nazionale verde-oro“.

Le foto dei Mondiali 1950

Video della finale del Mondiale 1950:



La storia di tutte le edizioni dei Mondiali di calcio:

Tutte le informazioni sui Mondiali 2010:

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