La storia dei Mondiali di calcio 1962 in Cile

Mondiali di calcio Cile 1962: dopo la prima conquista della Coppa del Mondo da parte del fortissimo Brasile di Pelè e Garrincha, si giunge alla settima edizione del campionato mondiale, in Cile.
L’organizzazione e la scelta del Cile
La FIFA, dopo ben 12 anni, decise di riaffidare l’organizzazione dell’evento ad un paese sudamericano e la scelta del piccolo Cile venne accolta con grande scalpore. Molte nazioni infatti non appoggiarono la scelta della federazione, condizionata molto probabilmente dalla rappresentanza brasiliana, che non vedeva di buon occhio l’organizzazione dell’evento in Argentina, paese favorito ad ospitare i Mondiali del 1962.
L’Argentina, come alcuni paesi europei tra cui l’Italia, non credeva nelle capacità organizzative del povero paese sudamericano, tra l’altro fortemente scosso dal disastroso terremoto del 22 Maggio del 1960. Fecero notizia le innumerevoli dichiarazioni da parte dei giornali italiani, che definivano il Cile come paese sottosviluppato, incapace di ospitare una manifestazione di tal tipo.
Grazie al forte orgoglio della popolazione e delle istituzioni cilene, la competizione si svolse regolarmente, senza problemi organizzativi di alcun tipo.
Le squadre partecipanti
Il Mondiale 1962, come negli ultimi anni, era un torneo a 16 squadre. Le nazionali, che superando le qualificazione, parteciparono alla fase finale della competizione furono:
- Italia
- Brasile
- Cile
- Cecoslavaccia
- Ungheria
- Argentina
- Germania Ovest
- URSS
- Inghilterra
- Bulgaria
- Colombia
- Jugoslavia
- Messico
- Spagna
- Svizzera
- Uruguay
Sulla falsa riga dei Mondiali del 1958, la fase dei gironi prevedeva i 4 gironi all’italiana, ma con una importante variante. Infatti per la prima ed unica volta nella storia della fase finale dei Mondiali di calcio, in caso di parità, non si ricorreva allo spareggio ma al quoziente reti, che consisteva nel dividere il numero della reti segnate con quello delle reti subite.
La battaglia di Santiago : Cile – Italia
La Nazionale, dopo la magra figura dell’edizione precedente in Svezia, riesce a qualificarsi alla fase finale grazie a due nette vittorie contro l’Israele, con i risultati di 4 – 2 e 6 – 0. L’Italia vantava una fomazione tecnicamente molto forte, con calciatori di alto livello come il campione Gianni Rivera, primo giocatore italiano ad aggiudicarsi il Pallone d’oro nel 1969. Detto Golden Boy, Rivera è considerato da molti il più forte giocatore italiano del secolo. Il suo gioco era basato su una innovativa visione strategica e caratterizzato da soluzioni d’attacco imprevedibili e fantasiose. La sua eleganza nei movimenti e il suo fisico non possente attirarono numerose critiche da parte dei tradizionalisti del gioco duro e sostenitori del “catenaccio”, che lo accusavano di essere troppo raffinato e tattico, poco disposto al sacrificio atletico e troppo leggero nel gioco di copertura.
Gianni Rivera formava con i due oriundi Sivori e Altafini, un fortissimo tridente d’attacco.
Gli azzurri, allenati dal bi-campione del mondo Ferrari affiancato ad un secondo CT Paolo Mazza, vennero inseriti in un girone piuttosto difficile, con Germania, Cile e Svizzera.
Dopo il pareggio con la nazionale tedesca col risultato di 0-0, l’Italia dovette scontrarsi contro i padroni di casa.
A causa delle spiacevoli dichiarazioni da parte di alcuni giornalisti italiani, il clima dell’incontro fu sin da subito molto teso. Il Cile era anche fortemente indignato nei confronti dei numerosi oriundi di origine sudamericana che militavano nella Nazionale, considerandoli dei veri e propri traditori.
I tifosi cileni, spinti da un forte orgoglio nazionalista, rifiutarono i fiori che gli azzurri avevano lanciato verso le tribune e la partita divenne una vera e propria battaglia, con continue provocazioni e colpi proibiti da parte dei giocatori cileni.
A causa dell’arbitraggio molto “casalingo” dell’inglese Aston, la partita si concluse con la vittoria del Cile per due reti a zero. Ferrini e David vennero espulsi per aver reagito ai pugni di Lionel Sanchez, mentre l’oriundo Maschio riportò una frattura al naso.
La partita fu priva di belle azioni di gioco ed è da tutti ricordata come la “Battaglia di Santiago”. A nulla valse la schiacciante vittoria contro la Svizzera col risultato di 3 – 0 (2 gol di Bulgarelli ed 1 di Mora); gli Azzurri furono eliminati dal gioco.
La squadra cilena, ancora grazie ad un gioco duro ed un arbitraggio favorele, sconfisse l’URSS nei quarti ma venne fermata dal fortissimo Brasile nella partita successiva.
Il Brasile senza Pelè,ma con Garrincha
La squadra campione in carica dovette rinunciare a Pelè sin dalla seconda partita del campionato, a causa di un brutto strappo muscolare.
Ma il vero protagonista del campionato fu Garrincha che, con le sue giocate, il suo dribbling e i suoi scatti incontrollabili, regalò un pò di bel gioco ad un Mondiale così fortemente caratterizzato da gioco duro e violento.
Lo stesso Garrinchia, in semifinale, fu vittima dello scorretto gioco cileno. Venne espulso per aver reagito violentemente ad un fallo brutale, e mentre s’incamminava verso gli spogliatoi venne colpito in testa da una pietra lanciata dalla tribuna, che gli costò tre punti di sutura.
Ma il Brasile riuscì a battere la squadra padrone di casa per 4 reti a 2 e ad aggiudicarsi la finale, contro la Cecoslovacchia.
La squadra ceca, dotata da atleti molto forti fisicamente e guidata dal fortissimo portiere Schroif, aveva battuto nei quarti l’Ungheria con risultato di 1-0 e in semifinale la Jugoslavia con un netto 3-1.
Garricha non venne squalificato, nonostante l’espulsione della semifinale, e Pelè venne sostituito dal fantasioso Amarildo, che proseguirà la sua carriera nei club italiani.
I verdeoro dominarono la partita, grazie alle prodezze di Garrincha, Amarildo e Vavà. Al 15′ passa in vanatggio la squadra ceca col giocatoreMasopoust; ma solo due minuti dopo Amarildo mette in rete il gol del pareggio. Dopo quache minuto, lo stesso Amarildo diede a Zito la palla del 2-1.
Il secondo tempo è un tripudio verdeoro, la cecoslovacchia è molto affaticata e subisce il terzo gol per opera di Vavà.
Il Brasile conquista per la seconda volta consecutiva il titolo di Campione del Mondo.
Nonostante la diffusione della Tv e dei mass media, il Mondiale di Cile 1962 non fu molto popolare proprio a causa di un calcio troppo duro, molto distante dalle fantasie atletiche dei Mondiali precedenti.
Le foto dei Mondiali 1962
Il video della finale Brasile – Cecoslovacchia
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