La storia dei Mondiali di calcio 1974 in Germania.

scritto da Anto il 19 March 2010 | Ancora nessun commento | in: Mondiali

Germania Campione Mondiali 1974

Mondiali Germania 1974: dopo l'assegnazione definitiva della Coppa Jules Rimet al Brasile, vincitore di tre campionati mondiali, la decima edizione del torneo venne disputata in Germania Ovest.

La Coppa Jules Rimet venne sostituita con l'attuale Coppa del Mondo FIFA, ideata dall'italiano Silvio Cazzaniga.

L'organizzazione dopo il "Massacro di Monaco"

La FIFA decise di assegnare l'organizzazione dell'evento alla Germania, preoccupata soprattuto di adottare efficaci misure di sicurezza, memore di quanto accadde solo due anni prima a Monaco di Baviera in occasione delle Olimpiadi del 1972, di cui fu paese ospitante.

Durante i giochi olimpici infatti, un gruppo di terroristi palestinesi fece irruzione nel villaggio olimpionico che ospitava la rappresentanza isdraeliana prendendo come ostaggi 11 atleti. Dopo una lunga trattativa con la polizia tedesca, l'operazione si concluse col triste bilancio di 17 vittime. La tragedia viene oggi ricordata come Massacro di Monaco.

In occasione dei Mondiali del 1974, i tedeschi potenziarono notevolmente le misure di sicurezza. Le forze di polizia pattugliavano gli stadi prima e durante ogni incontro e le sedi dei ritiri delle squadre nazionali furono poste sotto stretta sorveglianza. Ogni nazionale veniva scortata, per ogni incontro, dal ritiro fino all'ingresso nello stadio, per poi essere riaccompagnata in albergo, dopo la partita.

Le squadre partecipanti

Le squadre che parteciparono alla fase finale del torneo furono:

La fase dei gironi

La fase dei gironi prevedeva i quattro gironi all'italiana, come nelle edizioni precedenti. Per la prima volta le quattro teste di serie furono scelte su due principi. Teste di serie "per diritto": la squadra ospitante e la nazionale campione in carica. Teste di serie per "titolo": ogni squadra che avesse vinto almeno un titolo mondiale. 

L'esclusione dalla competizione dell'Inghilterra, vincitrice di un campionato mondiale, ma eliminata nei gironi di qualificazione dalla sorprendente Polonia, facilitò tale scelta. Furono teste di serie, infatti, la Germania e il Brasile per il primo criterio; Italia e Uruguay per il secondo. Per motivi economici e televisivi e per incrementare quindi il numero di partite, le otto formazioni che superarono la prima fase, furono inserite in altri due gironi da quattro squadre. Le vincitrici dei due gironi avrebbero giocato la finalissima, mentre le due seconde, la finale per il terzo posto.

Il cammino dell'Italia

L'Italia, che nella fase di qualificazione e nelle partite amichevoli che avevano preceduto il Mondiale in Germania, aveva ottenuto buoni risultati vincendo in casa contro il Brasile e, a Wembley, contro l'Inghilterra, era sempre guidata dal CT Ferruccio Valcareggi e si presentava come una delle favorite al titolo dopo la finale di Messico '70.

In realtà la formazione era pressochè identica a quella dei Mondiali di quattro anni prima e ben 10 giocatori, convocati da Valcareggi, avevano abbondantemente superato i 30 anni. La squadra si presentava stanca e prevedibile e i talenti più giovani non riuscirono a cambiare le sorti della Nazionale. Fra i nuovi convocati in azzurro si sperava soprattutto nell'apporto di Giorgio Chinaglia, capocannoniere e campione d'Italia con la Lazio, ma il suo mondiale resta legato solo al famoso gestaccio con cui manda a quel paese Valcareggi, dopo essere stato sostituito in Italia-Haiti.

La Nazionale dopo aver vinto, con grande sofferenza, contro Haiti (col risultato finale di 3-1) e aver pareggiato contro l'Argentina, grazie all'autorete del calciatore biancoceleste Perfumo, fu eliminata dal torneo perdendo contro la Polonia. In occasione della partita decisiva contro i polacchi, Valcareggi decise di schierare in campo una formazione diversa da quella delle due partite precedenti. Restarono in panchina Gigi Riva, in condizioni altletiche discutibili, e Gianni Rivera. I polacchi erano nettamente superiori fisicamente e correvano a velocità doppia rispetto agli Azzurri: nelle loro fila spiccavano un paio di giocatori di classe come l’elegante mezzala Deyna, l'ala destra Lato, e il gigantesco e fortissimo portiere Tomaszewski. Già nel primo tempo la Nazionale subì due gol e a nulla valse la rete di Fabio Capello che accorciò le distanze.

L'Italia era fuori dai Mondiali cedendo il posto all'Argentina, che si qualificò alla fase successiva, per differenza reti.

Non furono migliori le sorti del Brasile, senza Pelè. Il campione verdero aveva disputato la sua ultima partita con la selecao il 18 luglio 1971, decidendo all'età di 31 anni, dopo aver vinto 3 Coppe del Mondo, di ritirarsi dalla nazionale verdeoro. La squadra campione in carica riuscì a superare con notevoli difficoltà la prima fase dei gironi, dovendosi poi accontentare della finale per il terzo posto contro la Polonia, perdendola.

Johan Cruijff e il "calcio totale" dell'Olanda

A segnare la strada dei verdoro fu, sicuramente, la pesante sconfitta contro la squadra rivelazione del campionato: l'Olanda.

Il campionato mondiale in Germania vide l'esplosione del cosiddetto "calcio totale" olandese. Nella nazionale Orange infatti, ogni giocatore è capace di ricoprire qualsiasi posizione e si da vita così ad un gioco imprevedibile, senza schemi o ruoli prestabiliti. I terzini fanno le ali, i centrali difensivi salgono a impostare il gioco, le punte ripiegano a metà campo a dettare l’azione, il portiere stesso gioca trenta metri davanti alla propria linea di porta e, giocando spesso di piede, di fatto agisce da ultimo difensore (concetti e tattiche che influenzeranno in modo massiccio il "calcio moderno").

Come si può dedurre, affinchè tal modo di giocare possa ottenere buoni risultati, è necessario che i giocatori in campo abbiano capacità tecniche e atletiche sopra la media. Il giocatore, che fra tutti, ne fu massima espressione fu il fortissimo Johan Crujff. Posizionato al terzo posto nella classifica dei migliori giocatori del secolo stilata da World Soccer, dopo Pelè e Maradona, ha vinto ben tre Palloni d'Oro, nel 1971, 1973 e 1974. Straordinario talento dell'Ajax, ambidestro, potente ed elegante al tempo stesso, non ricopriva un ruolo ben definito e poteva essere considerato un centravanti di manovra o un trequartista che, occupandosi al tempo stesso sia dell'impostazione della manovra sia della sua finalizzazione, univa a una tecnica sopraffina un'eccezionale velocità d'azione. La sua atipicità di attaccante si nota però soprattutto nella sua straordinaria duttilità tattica: era un calciatore universale, capace di difendere la propria porta o di pressare gli attaccanti avversari, per poi andare al tiro nell'area di rigore avversaria in pochi secondi.

Il suo straordinario talento fu ricosciuto da tanti grandi campioni, tra tutti Michel Platini che, in un'intervista, disse di lui:

"Non solo? ammiro Cruijff: è il mio idolo; lo è stato da quando ero ragazzo. Per me è stato semplicemente il più forte giocatore che abbia mai visto in vita mia: era il più completo, organizzatore, realizzatore… il più carismatico di tutti."

L'Olanda, dopo anni di dominio in campo europeo dell’Ajax di Amsterdam nelle competizioni per club, si presentò al Mondiale del 1974 come una delle favorite al titolo, nonostante nelle edizioni precedenti non avesse mai lasciato il segno. La nazionale dei Paesi Bassi poteva contare, oltre al sopracitato Cruijff, su giocatori di altissimo livello come il centrocampista Johan Neeskens e l'ala Rob Rensenbrink.

La finalissima Germania Ovest-Olanda

Insegnando calcio durante il torneo, l'Olanda arrivò alla finalissima contro la Germania Ovest, padrone di casa.

Nonostante la netta supremazia degli olandesi nell'intera edizione, la partita sembrò subito ricordare quanto accade vent'anni prima, nella finale del Mondiale 1954: Germania-Ungheria.

Il CT tedesco Helmut Schön schierò in campo una formazione corta e compatta, capace di difendere la porta dagli imprevedibili olandesi ma rimanendo comunque efficace nelle azioni di contropiede. Poteva contare su giocatori di inestimabile valore, tra cui gli intramontabili Franz Beckenbauer, Berti Vogts e Gerd Müller. Alle azioni fantasiose arancioni, si contrapposero le giocate nette e incisive dei bianchi di Germania.

L'Olanda passò in vantaggio grazie ad un rigore procurato da Cruijff e messo in rete da Johan Neeskens. A pochi minuti di distanza la Germania pareggiò, sempre su rigore, con gol di Gerd Müller. I tedeschi non si sbilanciarono e rimasero ancorati alle azioni del loro leader Beckenbauer. Alla fine del primo tempo Muller riuscì a segnare il gol del vantaggio tedesco che si rivelò il gol vittoria. L'Olanda in tutto il secondo tempo non riuscì a svoltare l'incontro, aveva disperso le sue energie nelle magnifiche giocate in tutte le partite disputate nel torneo. Il risultato finale fu così 2-1 a favore della Germania Ovest.

La Germania vinse per la seconda volta il titolo Mondiale, contro ogni pronostico iniziale. La tenacia della squadra teutonica sconfisse il talento di Johan Cruyff e il calcio totole olandese, modalità di gioco che più squadre cercarono di imitare in futuro, non riuscendo mai ad egualiarne i risultati.

Le foto dei Mondiali 1974

Il video della finale tra Olanda e Germania

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